Questo articolo era stato preparato in bozza diversi mesi fa, ma per un errore dello scrivente è stato comunque pubblicato (anche se protetto da password).
Le motivazioni poste a base dell’articolo sono da considerarsi ad oggi superate: non mi resta quindi che rimuoverlo e scusarmi con i lettori e tutti coloro che hanno fatto richiesta della password per accedere ai contenuti.
LA POTENZA DELLO STRONZO VIRTUALE
9 Novembre 2009
Ho sempre trovato il termine troll un po’ riduttivo. E come avrebbe potuto essere altrimenti? La cultura e soprattutto l’età media di chi, fino a poco tempo fa, “navigava” in internet, non avrebbero mai permesso di pescare una definizione più appropriata. Ora, non che io voglia porre rimedio ad una tale carenza così, alla leggera: ma se invece di troll cominciassimo ad usare stronzo virtuale (o virtual asshole, che è anche meglio)? Magari abbreviato in VirAs, o qualcosa del genere. Interessante: il pericolo software (il VirUs) affiancato dal pericolo umano (il VirAs). Nel primo caso, il prodotto dello stronzo; nel secondo, direttamente lo stronzo stesso. A proposito di VirAs: che contro questo soggetto non vi sia rimedio, è una realtà con la quale hanno dovuto fare i conti anche gli autori del mio blog preferito; vale a dire quel Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio che giusto ieri hanno scritto sul loro blog i seguenti messaggi.
SECONDO AVVISO AI NAVIGANTI
Abbiamo rapidamente constatato che una moderazione più rigida non è sufficiente a placare le polemiche di chi, nella migliore delle ipotesi, è convinto di trovarsi tra i banchi di scuola. Sospendiamo l’opzione commenti fino alla pubblicazione del prossimo post.
Ci scusiamo con i tanti che si vedono togliere uno spazio dove poter esprimere le loro opinioni. E’ per loro che stiamo prendendo questi provvedimenti.AVVISO AI NAVIGANTI
Cari amici, per quasi due anni ormai, questo blog si è dotato di regole di moderazione molto flessibili. A parte il turpiloquio, le minacce e gli insulti gravi, abbiamo tollerato off topic, sfoghi, liti, deliri e altre nefandezze di ogni genere. Non saremmo mai voluti arrivare a questo punto, ma le condizioni in cui versa questo spazio reclamano un intervento immediato e radicale. Da oggi in poi, quindi, verranno sospesi anche tutti quei commenti che non hanno attinenza con il tema trattato nel post.
Nessuna censura al dissenso, naturalmente: chi vorrà criticare ciò che scriviamo, anche duramente, potrà continuare a farlo nella massima libertà. Ma dobbiamo riappropriarci del nostro spazio, perché possa continuare ad essere anche il vostro.
Facciamo questo esperimento per una settimana e ci riaggiorniamo a lunedì prossimo per un primo bilancio.
Buona navigazione,
Pino (Corrias), Peter (Gomez) e Marco (Travaglio)(fonte: qui)
NARCISISMO DA BLOG
9 Novembre 2009

RESPONSABILITÀ
9 Novembre 2009

Nota. La vignetta è un’elaborazione di un originale di Massimo Bucchi.
UNA DEDICA
9 Novembre 2009

Nota. La vignetta è un’elaborazione di un originale di Massimo Bucchi.
PER LO STRONZO VIRTUALE TIPO
9 Novembre 2009

Nota. La vignetta è un’elaborazione di un originale di Massimo Bucchi.
Un alfabeto di insolenze (a cura di Franco Volpi)
L’Arte di insultare è l’ideale complemento dell’arte di ottenere ragione, il primo dei trattatelli di Schopenhauer che abbiamo ripreso dai suoi scritti postumi. A conclusione di quel prontuario di stratagemmi escogitati per avere sempre ragione, Schopenhauer riconosceva nondimeno il limite di ogni tecnica argomentativa: qualora ci si trovi a disputare con un avversario più intelligente e più abile di noi, non c’è astuzia che tenga; sul piano della dialettica non avremo scampo, finiremo fatalmente per essere battuti. Ciò non significa, tuttavia, che la battaglia sia irrimediabilmente perduta. Rimane infatti un ultimo perfido espediente, il trentottesimo, che consiglia: “Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona“. Come Schopenhauer aggiunge, e com’è naturale “questa regola è molto popolare poichè chiunque è in grado di metterla in pratica, e quindi viene impiegata spesso“. L’insultare sarà dunque, come l’esperienza quotidiana conferma, l’inevitabile approdo di buona parte delle nostre discussioni. Schopenhauer, tuttavia, non vede affatto di buon occhio questo esito. Per lui la cosa migliore è cercare di evitare in ogni modo di essere trascinati fino a quel punto, e in merito fornisce anche un paio di suggerimenti pratici:
1) per esempio far finta di nulla e ignorare gli insulti dell’avversario; una serie di aneddoti classici, da lui raccolti in proposito, mostrano come gli uomini saggi sappiano mantenere l’impassibilità anche di fronte alle offese e agli insulti più irritanti;
2) o, ancor meglio, come già Aristotele suggeriva nelle Confutaizoni sofistiche, e come anche il nostro filosofo raccomanda, evitare di mettersi a discutere con il primo venuto o con gente che parla tanto per parlare alla maniera dei sofisti, dunque scegliere con avveduteza gli interlocutori con i quali impegnarsi seriamente in dispute e discussioni.
Tuttavia, come chiunque ben sa, malgrado ogni cautela, all’insulto finiamo spesso per essere trascinati dai casi della vita, anche quando meno lo vorrenno-. In certe situazioni è impossibile tirarsi indietro perchè – spiega ancora Schopenhauer – colui che insulta fa perdere l’onore anche se “è il più indegno straccione, il più stupido animale, un perdigiorno, un giocatore, uno che fa debiti“. Quindi “una sola grossolanità supera qualsiasi argomentazione e mette in ombra ogni spiritualità” In altre parole, come recita la massima n. 4 dell’Arte di farsi rispettare: “La villania è una qualità che, nelle questioni d’onore, supera e soppianta ogni altra. Se per esempio, durante una discussioneo un colloquio, un altro dimostra una cognizione di causa più esatta, un amore della verità più rigoroso e un giudizio più sano rispetto a noi, o comunque una superiorità intellettuale che ci mette in ombra, possiamo subito eliminare questa ed ogni altra superiorità, nonché la nostra pochezza messa così a nudo, e viceversa essere noi superiori, diventando villani: una villania prevale e ha la meglio su ogni argomento, e a meno che il nostro avversario non replichi con una villania ancora maggiore … siamo noi i vincitori, l’onore è dalla nostra parte, e la verità, la conoscenza, lo spirito e l’ingegno deboono fare fagotto, una volta sconfitti e messi in scacco dalla divina villania.” L’insulto è un mezzo villano e volgare e Schopenhauer detestava dall’alto del suo spirito e della sa intelligenza, abbassarsi a quel piano. Le ragioni del suo rifiuto risultano già dalla lucida definizione che egli dà dell’argomento: “L’ingiuria, il semplice insulto, è una calunnia sommaria, senza che ne vengano forniti i motivi: ciò si potrebbe esprimere bene in greco (l’insulto è una calunnia abbreviata) … Indubbiamente colui che insulta rivela in tal modo chiaramente di non poter far valere contro l’altro nulla di reale e di vero. In caso contrario, infatti, egli fornirebbe ciò come premessa e farebbe tranquillamente trarre le conclusioni agli spettatori. Con l’ingiuria, invece egli fornisce la conclusione e rimane debitore delle premesse: vuol dare ad intendere in tal modo che ciò avviene soltanto per amore di brevità.” Inoltre l’insulto comporta il rischio di una pericolosa escalation, che Schopenhauer sconsiglia vivamente di innescare, anche perchè “come dice Vincenzo Monti le ingiurie assomigliano alle processioni religiose: ritornano sempre al luogo onde sono partite.” Malgrado ciò Schopenhauer non rinuncia a descrivere siffatta escalation, e lo fa con un malcelato compiacimento, sia pure al fine di condannarla. “Se l’avversario è stato grossolano, lo si deve superare proprio in questo campo; se la cosa non è più possibile atraverso gli insulti, si può passare alle vie di fatto, e trovare anche qui una soluzione per salvare il proprio onore. Gli schiaffi sono sanati dalle bastonate, queste dalle sferzate: contro queste ultime alcuni raccomandano, come rimedio eccellente, lo sputare in faccia. Solo nel caso non si riesca più a giungere in tempo con tali mezzi, si deve ricorrere inevitabilmente ad una soluzione sanguinaria.” Per Schopenhaure “ogni villania è in realtà un appello all’animalità, in quanto dichiara incompetente la contesa delle forze intellettuali o del diritto morale, nonchè il deciderne mediante ragioni, e mette al suo posto la lotta delle forze fisiche“. Abbassarsi a quel livello significa, in altre parole, ricorrere al diritto del più forte.
